Informazioni di servizio
Orari, cancelli, tempi di attesa, avvisi: ciò che il pubblico cerca mentre è in coda e non trova da nessun’altra parte.
4Pix
Il foyer è dove il pubblico aspetta, e aspettando guarda. È l’inventario pubblicitario più sottovalutato di un impianto — e quello che il software governa meglio.
Durante la gara nessuno guarda il foyer: il pubblico è in tribuna. Prima dell’ingresso, all’intervallo e all’uscita invece il foyer è pieno di persone ferme in coda, con il telefono in mano e nient’altro da guardare. Sono i minuti con il più alto tempo di permanenza di tutto l’impianto.
La stessa cosa vale per un centro congressi nelle pause fra le sessioni, per un teatro prima dello spettacolo, per una fiera nelle aree di ristoro. È il momento in cui uno schermo viene effettivamente letto, non semplicemente attraversato dallo sguardo.
Per questo il foyer non è un’appendice del maxischermo: è un inventario a sé, con un pubblico diverso e una modalità di fruizione diversa. E va governato da un software, perché gli schermi sono molti, sparsi e nessuno può andare a cambiare i contenuti uno per uno.
Cosa ci va
La differenza fra uno schermo utile e uno ignorato è se risponde a una domanda che le persone si stanno facendo in quel momento.
Orari, cancelli, tempi di attesa, avvisi: ciò che il pubblico cerca mentre è in coda e non trova da nessun’altra parte.
Settori, servizi, uscite e percorsi. In un impianto affollato riduce le domande al personale e i movimenti sbagliati.
Chi è in coda al ristoro non vuole perdere l’azione: portare il campo nel foyer è il contenuto più apprezzato in assoluto.
Menu, prezzi e promozioni aggiornabili per fascia oraria, con effetto diretto sullo scontrino medio.
Inventario vendibile a sponsor locali, con rotazione programmata e rendiconto delle esposizioni effettive.
Priorità assoluta sugli altri contenuti quando serve dare un’indicazione a tutto l’impianto in una volta.
Perché serve il software
Un maxischermo lo governa una persona in regia. Un foyer ha decine di superfici distribuite su più livelli, con contenuti che cambiano per zona e per fascia oraria: il menu del ristoro al piano uno, le indicazioni del settore ospiti all’ingresso nord, la pubblicità di uno sponsor solo nel settore che ha comprato.
È esattamente il lavoro per cui esiste 4Pix: palinsesti per schermo e per gruppo, priorità e sostituzioni gestite dal sistema, interventi in diretta senza smontare la programmazione, e la registrazione di cosa è andato in onda su ciascuna superficie.
Quest’ultima parte è ciò che rende il foyer vendibile. Senza proof of play uno spazio nel foyer si vende una volta; con il rendiconto si rinnova.
Come si parte
Dove si forma la coda, dove si sosta, dove si passa e basta. Gli schermi vanno dove le persone si fermano, non dove è comodo passare i cavi.
Poche superfici nei punti a maggiore permanenza, con contenuti di servizio. Serve a verificare l’effetto reale prima di estendere.
Definizione dei gruppi di schermi e dei contenuti per fascia oraria, in modo che la gestione quotidiana non richieda un tecnico.
Costruzione dei pacchetti vendibili agli sponsor, con esposizione garantita e rendiconto a consuntivo.
Nuove superfici dove i dati mostrano che serve, con la stessa piattaforma e senza rifare l’impianto.
FAQ
Quasi sempre bastano monitor professionali, che costano meno e si installano più facilmente. Il led ha senso dove la superficie deve essere grande, dove c’è molta luce naturale — ingressi vetrati, aree semiaperte — o dove serve una forma non rettangolare, per esempio una fascia sopra i punti ristoro. Lo valutiamo zona per zona: proporre led ovunque sarebbe comodo per noi e sbagliato per voi.
No. 4Pix può governare schermi già installati, purché i player siano compatibili e raggiungibili. In fase di verifica guardiamo cosa c’è: se l’hardware esistente non permette di raccogliere i dati di riproduzione lo diciamo subito, perché senza quelli verrebbe a mancare proprio la parte per cui la piattaforma esiste.
Il personale della struttura, ed è il punto. Il palinsesto si imposta una volta e poi gira da solo; le modifiche ordinarie — un orario, un avviso, una promozione del ristoro — si fanno da un’interfaccia pensata per chi non è tecnico, con permessi differenziati fra chi pubblica e chi approva. Se per cambiare un orario serve chiamare noi, il sistema è progettato male.
Dipende da affluenza, numero di eventi all’anno e tessuto di sponsor locali, quindi non diamo numeri a priori. Quello che possiamo fare è costruire l’inventario su dati reali — quante persone passano, dove si fermano, per quanto — e lasciare che siano quei numeri a definire il listino. È più lento che inventare un prezzo, ma è l’unico modo per difenderlo davanti a uno sponsor.
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Con affluenza, numero di eventi all’anno e planimetria delle aree comuni si capisce se c’è un inventario da costruire.